
La certezza scientifica è l’asset più prezioso quando si investe in arte, trasformando un’acquisizione da un atto di fede a un’indagine strategica.
- Le analisi non invasive svelano la storia nascosta di un’opera, dai disegni preparatori ai ripensamenti dell’artista.
- I dati chimici e fisici smascherano materiali anacronistici e tecniche incompatibili che tradiscono inequivocabilmente i falsari.
Raccomandazione: Trattare ogni potenziale acquisto come un’indagine forense, esigendo una due diligence scientifica per integrare provenienza e parere esperto con prove oggettive e misurabili.
Per un investitore che si appresta ad acquistare un’opera d’arte importante, l’incubo più grande non è la fluttuazione del mercato, ma l’autenticità del pezzo stesso. Un dubbio sulla paternità o sullo stato di conservazione può azzerare il valore di un asset in un istante. L’approccio tradizionale, basato sull’occhio dell’esperto e sulla storia documentata (la cosiddetta *provenance*), è fondamentale, ma oggi non è più sufficiente. Il mercato è inquinato da falsi sempre più sofisticati, capaci di ingannare anche gli sguardi più allenati, e da opere la cui attribuzione cambia nel tempo a seguito di nuovi studi.
In questo scenario, affidarsi unicamente all’intuizione o a perizie datate è un rischio che un investitore strategico non può permettersi. La vera svolta non risiede nel trovare un esperto infallibile, ma nell’adottare un approccio investigativo, quasi forense, dove il parere critico viene corroborato da prove scientifiche oggettive e riproducibili. La diagnostica per i beni culturali non è più un vezzo per restauratori, ma uno strumento di due diligence imprescindibile. Non si tratta di sostituire lo storico dell’arte, ma di armarlo – e con lui l’investitore – di dati inconfutabili che vanno oltre la superficie della tela.
Questo articolo non è un semplice elenco di tecnologie. È un manuale operativo per l’investitore che vuole imparare a leggere un’opera d’arte come un detective legge una scena del crimine. Esploreremo come le diverse tecniche svelano indizi invisibili, come interpretare correttamente i risultati per evitare costosi errori di valutazione e quali analisi richiedere per costruire un caso solido a favore dell’autenticità e del valore del proprio investimento. L’obiettivo è trasformare l’incertezza in certezza misurabile, proteggendo il capitale e garantendo la solidità del proprio portfolio artistico.
Per navigare con sicurezza in questo affascinante mondo al confine tra arte e scienza, abbiamo strutturato l’analisi in capitoli chiari. Ogni sezione risponde a una domanda cruciale per l’investitore, fornendo dati, esempi e strategie concrete.
Sommario: La scienza al servizio dell’investitore d’arte: una guida forense
- Perché la riflettografia a infrarossi è l’arma migliore per scoprire i pentimenti dell’artista?
- Come la spettroscopia identifica pigmenti anacronistici smascherando i falsari?
- Occhio dell’esperto o analisi chimica: quale parere ha più peso legale in una disputa?
- Il rischio di leggere male i dati diagnostici e scartare un’opera autentica
- Quali test diagnostici richiedere prima di un acquisto senza spendere una fortuna?
- L’errore di fidarsi di autentiche datate senza richiedere la conferma delle fondazioni attuali
- Originale dell’epoca o replica autorizzata: cosa stiamo guardando davvero nel museo?
- Tele storiche: come riconoscere i segni del tempo che ne aumentano il valore rispetto ai danni?
Perché la riflettografia a infrarossi è l’arma migliore per scoprire i pentimenti dell’artista?
La riflettografia a infrarossi (IRR) è una delle tecniche di indagine non invasiva più potenti a disposizione dell’investitore. Funziona proiettando una radiazione infrarossa sulla superficie del dipinto. Questa radiazione attraversa gli strati pittorici superficiali, che sono spesso trasparenti all’infrarosso, ma viene assorbita o riflessa in modo diverso dai materiali sottostanti, in particolare dai disegni preparatori realizzati con materiali a base di carbonio come la grafite o il carboncino. Una speciale telecamera cattura l’immagine riflessa, rivelando ciò che si nasconde sotto il colore: il vero e proprio scheletro dell’opera.
Per un’indagine sull’autenticità, questa tecnica è fondamentale per due ragioni. In primo luogo, svela i “pentimenti”, ovvero le modifiche, le correzioni e i ripensamenti che l’artista ha apportato durante il processo creativo. La presenza di pentimenti è un forte indicatore di autenticità, poiché un falsario che copia un’opera finita non ha motivo di esitare o cambiare idea; si limita a riprodurre un’immagine già definita. Al contrario, un’opera originale è il frutto di un processo creativo vivo e dinamico. Scoprire una mano spostata, un dettaglio del paesaggio modificato o un volto riposizionato è come assistere in diretta al lavoro del maestro.

Come dimostra il celebre caso della Gioconda, l’analisi IRR può svelare un intero mondo nascosto. L’analisi riflettografica condotta dal Dipartimento di Fisica dell’Università di Milano ha messo in luce non solo dettagli del disegno preparatorio ma anche il processo creativo. Come sottolineano gli studiosi, “L’analisi riflettografica inoltre è in grado di mostrare variazioni in corso d’opera (i cosiddetti pentimenti), l’estensione di interventi di restauro e ridipinture”. Questa “catena della prova” visiva è un elemento cruciale nella due diligence scientifica prima di un acquisto.
Studio di caso: l’analisi IR della Gioconda del Louvre
L’applicazione della riflettografia infrarossa sulla Gioconda del Louvre ha rivelato dettagli sorprendenti del disegno preparatorio, invisibili a occhio nudo. Gli scanner iperspettrali hanno permesso di distinguere le diverse fasi creative di Leonardo, evidenziando modifiche nel paesaggio e nella posizione delle mani. Queste scoperte hanno confermato che l’opera non fu una semplice esecuzione, ma il risultato di un lungo e meditato processo creativo, fornendo una prova inconfutabile dell’autenticità e del genio dell’artista.
Come la spettroscopia identifica pigmenti anacronistici smascherando i falsari?
Se la riflettografia IR indaga il “come” un’opera è stata creata, la spettroscopia analizza il “con cosa”. Questa famiglia di tecniche, come la spettroscopia di fluorescenza a raggi X (XRF), permette di identificare la composizione chimica elementare dei materiali pittorici senza danneggiare l’opera. Ogni pigmento ha una “impronta digitale” chimica unica. Analizzando un micro-campione o, con strumenti portatili, direttamente la superficie, è possibile determinare quali elementi chimici (piombo, titanio, cadmio, cobalto) sono presenti.
Il valore di questa analisi per smascherare un falso è immenso. La storia dell’arte è anche la storia della tecnologia dei colori. Molti pigmenti che oggi diamo per scontati sono invenzioni relativamente recenti. Un falsario, anche il più abile, può commettere un errore fatale: utilizzare un pigmento che non esisteva ancora all’epoca in cui l’artista originale era attivo. La scoperta di un pigmento anacronistico è una prova schiacciante, una “pistola fumante” che condanna il falso senza appello. Ad esempio, il bianco di titanio è entrato in uso solo dopo il 1920, e il giallo di cadmio non era disponibile prima del 1817. Trovare tracce di titanio in un presunto dipinto del Settecento è la prova inconfutabile di una falsificazione.
Studio di caso: i 21 falsi Modigliani di Genova (2017)
Il clamoroso caso della mostra di Modigliani a Palazzo Ducale a Genova, dove 21 opere esposte si rivelarono false, è un esempio emblematico. Molti storici dell’arte avevano già espresso dubbi basati su analisi stilistiche, ma fu la scienza a dare il colpo di grazia. Le analisi spettroscopiche rivelarono la presenza di pigmenti moderni, come i ftalociani, assolutamente incompatibili con la tavolozza di Modigliani, morto nel 1920. L’analisi chimica fornì un solido e inappellabile supporto alle tesi degli esperti, portando alla chiusura della mostra e a un processo legale.
Questa indagine forense sui materiali non si ferma ai pigmenti, ma può estendersi ai leganti (olio, tempera, resine) e ai supporti (tela, legno), costruendo un quadro completo della coerenza storica dell’opera.
Piano d’azione: L’indagine spettroscopica su un’opera sospetta
- Prelievo e campionamento: Acquisizione di micro-frammenti di pigmento dall’opera, preferibilmente tramite tecniche non invasive o minimamente invasive, documentando ogni punto di prelievo.
- Analisi elementare (XRF): Utilizzo della fluorescenza a raggi X per ottenere la composizione chimica di base dei pigmenti presenti nei campioni, identificando gli elementi chiave.
- Confronto cronologico: Incrocio dei dati ottenuti con i database di riferimento dei pigmenti storici, per verificare se gli elementi trovati erano disponibili all’epoca presunta dell’opera.
- Ricerca di anomalie significative: Focalizzazione sulla ricerca di elementi marcatamente anacronistici (es. titanio, cadmio, cromo) in opere antiche, che costituiscono una prova quasi certa di falsificazione.
- Analisi dei leganti: Approfondimento dell’indagine con tecniche come la gascromatografia-spettrometria di massa (GC-MS) per analizzare i leganti e confermare la coerenza con le pratiche dell’epoca.
Occhio dell’esperto o analisi chimica: quale parere ha più peso legale in una disputa?
Questa è una delle domande più spinose e cruciali per un investitore. In un’aula di tribunale o in una negoziazione, vale di più il verdetto di un illustre storico dell’arte o il referto di un laboratorio? La risposta non è un “aut aut”, ma un “et et”. Nessuno dei due pareri, preso singolarmente, è sufficiente a garantire una certezza assoluta. Il vero valore probatorio emerge dalla sinergia tra analisi storico-stilistica e dati scientifici. Un dato scientifico da solo è muto: un picco anomalo in uno spettro XRF può indicare un pigmento anacronistico, ma anche una contaminazione accidentale o un piccolo ritocco successivo, magari eseguito in un restauro legittimo. È l’interpretazione contestualizzata che fa la differenza.
Come sottolinea Giulio Pojana, professore di chimica del restauro, “L’interpretazione di un team interdisciplinare (storico dell’arte, chimico, restauratore) è cruciale. Un picco anomalo in uno spettro può derivare da contaminazione o da un ritocco minimo, non necessariamente da un’intenzione di falsificare”. L’esperto d’arte può indicare i punti stilisticamente “sospetti” su cui concentrare le analisi, e il chimico può confermare o smentire quei sospetti con dati oggettivi. Questa collaborazione costruisce quella “catena della prova” che ha un peso determinante.
Dal punto di vista legale, un’attribuzione basata solo sull’occhio, per quanto autorevole, può essere contestata da un altro parere esperto. Un dato scientifico, invece, è un fatto oggettivo e riproducibile. Se un’analisi certificata dimostra la presenza di un materiale inequivocabilmente posteriore all’epoca dell’artista su una parte significativa dell’opera, il carico della prova si inverte. Sarà la controparte a dover dimostrare che quella presenza è dovuta a cause diverse dalla falsificazione. L’urgenza di un approccio integrato è acuita dalla vastità del problema: nel mercato dell’arte contemporanea, ad esempio, le opere false o di dubbia attribuzione sono una piaga significativa, come riportato dal CNAC in un convegno dove si stimava che costituissero il 75% dei reati in questo settore nel 2017. L’investimento in prove scientifiche diventa, quindi, una forma di assicurazione.
Il rischio di leggere male i dati diagnostici e scartare un’opera autentica
Se la scienza è un’arma potente contro i falsi, un suo uso scorretto o superficiale può trasformarsi in un boomerang, portando a scartare un’opera autentica e a perdere un’opportunità di investimento. Un referto di laboratorio non è un oracolo, ma un insieme di dati complessi che richiedono un’interpretazione esperta e contestualizzata. Un’anomalia significativa non è sempre sinonimo di falsificazione. Può essere il risultato di un restauro antico, di una contaminazione ambientale o persino di pratiche di bottega particolari ma autentiche.
Scartare un’opera basandosi su un singolo dato anomalo senza un’indagine approfondita è un errore strategico. È qui che emerge l’importanza di un approccio multi-tecnologico e di un dialogo costante tra scienziati, storici dell’arte e restauratori. Un dato che sembra “sbagliato” se analizzato con una sola tecnica può trovare una spiegazione logica e coerente quando esaminato con altri metodi. L’errore di valutazione è sempre in agguato e può avere conseguenze economiche disastrose, in un senso o nell’altro.

L’approccio corretto non è cercare la “perfezione” chimica, che in un’opera antica non esiste quasi mai, ma la coerenza storica. Un restauro del XIX secolo su un dipinto del XVII, per quanto possa introdurre materiali “anacronistici”, fa parte della storia dell’opera e non ne inficia l’autenticità originaria. Anzi, può essere esso stesso un elemento di interesse storico. La chiave è distinguere un intervento di conservazione da un’intenzione fraudolenta di creare ex novo un’opera falsa.
Studio di caso: la riabilitazione della Vinland Map
Il caso della Mappa di Vinland è emblematico. Questa presunta mappa pre-colombiana del mondo, disegnata su una pergamena del XV secolo, fu dichiarata un falso negli anni ’70 perché le analisi rivelarono la presenza di anatasio, una forma di diossido di titanio tipica degli inchiostri del XX secolo. Per quasi cinquant’anni, la mappa è stata considerata un falso ingegnoso. Tuttavia, analisi più recenti e approfondite, utilizzando tecniche di spettroscopia più avanzate, hanno rivelato che l’anatasio non era un pigmento, ma un sottoprodotto di un processo di degrado naturale di un inchiostro ferro-gallico, compatibile con il Medioevo. L’opera, inizialmente scartata, è stata “riabilitata” dalla scienza stessa, dimostrando come una lettura affrettata dei dati possa portare a conclusioni errate.
Quali test diagnostici richiedere prima di un acquisto senza spendere una fortuna?
Per un investitore, la due diligence scientifica deve essere un’analisi costi-benefici. Non è sempre necessario né economicamente sensato richiedere l’intero arsenale di analisi disponibili per ogni opera. La strategia diagnostica va modulata in base al valore dell’opera, ai dubbi specifici e alla solidità della sua provenienza. È possibile definire un approccio a più livelli, dal più semplice e rapido al più completo e approfondito.
Un primo livello di indagine, a basso costo, include analisi non invasive eseguibili anche in loco. L’esame con luce di Wood (UV) rivela ritocchi e vernici non originali, mentre la luce radente evidenzia irregolarità della superficie, sollevamenti del colore e lo stato della tela. La fotografia a infrarossi, come visto, può già dare indicazioni preziose sul disegno preparatorio. Questo primo screening può essere sufficiente per opere di valore medio o per confermare una provenienza già solida.
Se emergono dubbi o se l’investimento è significativo, si passa a un secondo livello. L’uso di uno spettrometro XRF portatile su alcuni punti chiave (i colori più “a rischio” o le aree stilisticamente dubbie) permette di verificare la composizione dei pigmenti principali senza essere eccessivamente invasivi o costosi. Se anche questa analisi solleva bandiere rosse, o se l’opera ha un valore tale da giustificare l’investimento, si procede al terzo livello: un pacchetto completo di analisi in un laboratorio specializzato. Questo può includere datazione al Carbonio-14 per i supporti organici, analisi dei leganti, radiografia X per svelare la struttura interna e tecniche di imaging iperspettrale. Come evidenzia una recente analisi comparativa delle opzioni, l’investitore può scegliere il livello di approfondimento più adatto.
| Livello Budget | Costo | Analisi Incluse | Vantaggi | Limiti |
|---|---|---|---|---|
| Livello 1 – Base | < 500€ | Luce di Wood, luce radente, fotografia IR | Non invasivo, risultati immediati | Informazioni superficiali |
| Livello 2 – Medio | 500-2000€ | XRF portatile su pigmenti chiave | Identificazione elementi chimici | Analisi puntuale, non globale |
| Livello 3 – Completo | > 2000€ | Pacchetto completo in laboratorio | Analisi approfondita multitecnica | Tempi lunghi, costo elevato |
Tuttavia, prima ancora di avviare qualsiasi test, un passo è prioritario. Come afferma Filippo Lotti, ex AD di Sotheby’s Italia: “La prima e più importante verifica, spesso più economica di un test scientifico, è la ricostruzione della storia dell’opera (provenance). Un’opera con una catena di proprietà solida e documentata necessita di meno test”. La scienza interviene per colmare le lacune o confermare i dati, non per sostituire la ricerca storica.
L’errore di fidarsi di autentiche datate senza richiedere la conferma delle fondazioni attuali
Nel mondo dell’arte, il tempo non solidifica sempre le certezze; a volte le erode. Un certificato di autenticità, anche se firmato da un esperto rinomato decenni fa, non è una garanzia perpetua. La ricerca storico-artistica è in continua evoluzione: nuove scoperte documentarie, analisi stilistiche più raffinate e, naturalmente, dati scientifici possono portare a revisioni radicali dei cataloghi ragionati, i volumi che rappresentano la “bibbia” ufficiale dell’opera completa di un artista. Un’opera inclusa in un’edizione del 1980 potrebbe essere stata declassata o espunta in quella del 2020.
Per molti artisti moderni e contemporanei, il diritto di autenticare le opere è gestito da fondazioni, archivi o comitati specifici, spesso creati dagli eredi. Questi enti sono gli unici titolati a emettere certificati validi per il mercato attuale. Ignorare questo passaggio e fidarsi di una vecchia perizia è un errore capitale per un investitore. Prima di un acquisto, è mandatorio verificare chi sia l’ente attualmente preposto e sottoporre l’opera al suo giudizio. Un rifiuto da parte della fondazione competente può azzerare istantaneamente il valore di mercato dell’opera, rendendola invendibile sui canali ufficiali come le grandi case d’asta.
Questo processo può essere complesso e talvolta controverso. Le decisioni delle fondazioni non sono sempre esenti da dibattiti e possono persino entrare in conflitto tra loro, creando incertezza. Il parere di un comitato può cambiare nel tempo, riflettendo l’evoluzione degli studi o persino cambiamenti interni all’ente stesso. L’investitore deve essere consapevole di questa fluidità e considerare il certificato di una fondazione non come un punto di arrivo, ma come il più aggiornato e autorevole – sebbene non necessariamente definitivo – parere disponibile in un dato momento storico.
Studio di caso: il monopolio e le controversie sulle autentiche di Modigliani
Il caso di Amedeo Modigliani è un esempio perfetto della centralità e della problematicità delle autentiche. Diverse entità si sono contese nel tempo il diritto di autenticare le sue opere. Ad esempio, l’esperto Christian Parisot e il Wildenstein Institute hanno pubblicato cataloghi a volte in conflitto. Marc Restellini, un altro eminente studioso, ha messo in discussione l’autenticità di opere pubblicate sul catalogo di Ambrogio Ceroni, considerato a lungo un punto di riferimento. Queste dispute evidenziano come il parere ufficiale possa evolvere, e opere un tempo considerate autentiche, persino esposte in musei, possano essere messe in discussione, con enormi ripercussioni sul loro valore.
Originale dell’epoca o replica autorizzata: cosa stiamo guardando davvero nel museo?
L’investitore moderno è abituato a pensare all’opera d’arte come al prodotto unico e irripetibile del genio di un singolo artista. Tuttavia, per gran parte della storia dell’arte, soprattutto fino al XIX secolo, il concetto di “originale” era molto più fluido. Le botteghe rinascimentali o barocche, come quelle di Verrocchio, Rembrandt o Rubens, erano imprese complesse. Il maestro ideava la composizione, dipingeva le parti più importanti (come i volti e le mani), ma lasciava l’esecuzione di sfondi, panneggi o dettagli secondari a un team di allievi e assistenti di grande talento.
Di conseguenza, molte opere “di” Rubens sono in realtà opere “della bottega di” Rubens, con un intervento più o meno esteso del maestro. Distinguere la mano del capobottega da quella degli allievi è una delle sfide più complesse per gli storici dell’arte. Oggi, la scienza offre strumenti straordinari per questa indagine. L’analisi della pennellata, la riflettografia IR che svela disegni preparatori diversi per le diverse mani, e l’analisi chimica dei pigmenti (a volte il maestro usava materiali più pregiati per le sue parti) aiutano a mappare i contributi individuali all’interno di un singolo dipinto. Come sottolinea un’analisi di ARTEnet, “Per Rubens, Verrocchio o Rembrandt, il concetto di ‘originale’ era diverso. La scienza (analisi dei colpi di pennello, IRR) oggi aiuta a distinguere la mano del maestro da quella, pur eccellente, degli allievi all’interno della stessa opera”.
Questa distinzione ha un impatto enorme sul valore. Un’opera interamente autografa vale molto di più di una realizzata in gran parte dalla bottega. L’investitore deve quindi porsi una domanda fondamentale: sto comprando un’opera del maestro o un’eccellente produzione della sua cerchia? L’assenza di un approccio scientifico lascia questa domanda pericolosamente aperta. La percezione comune che tutto ciò che è in un museo sia un capolavoro autentico e autografo è, purtroppo, un’illusione, come suggerito da Thomas Hoving, ex direttore del Metropolitan Museum of Art, che negli anni ’70 stimò che fino al 40% delle opere esaminate nel suo museo potessero essere false o attribuite erroneamente.
Punti chiave dell’indagine
- Approccio forense: Ogni opera va trattata come un caso investigativo, dove i dati scientifici corroborano l’analisi stilistica e la provenienza.
- Ricerca di coerenza: L’obiettivo non è trovare la “perfezione” chimica, ma una coerenza storica tra materiali, tecnica e periodo di esecuzione.
- Valore della sinergia: Il dato scientifico acquista il suo pieno valore solo se interpretato da un team interdisciplinare (chimico, storico, restauratore).
Tele storiche: come riconoscere i segni del tempo che ne aumentano il valore rispetto ai danni?
Un’opera d’arte antica non è un oggetto immutabile; è un organismo che vive e invecchia. Per un investitore, è cruciale saper distinguere i segni di un invecchiamento nobile, che testimoniano l’autenticità e la storia dell’opera, dai danni veri e propri, che ne compromettono l’integrità e il valore. Non tutti i segni del tempo sono difetti; alcuni sono una preziosa firma dell’autenticità.
La craquelure, la rete di sottili crepe che si forma sulla superficie pittorica, è uno degli indicatori più importanti. Una craquelure naturale, stabile e coerente con i materiali e l’età del dipinto è un forte indizio di autenticità. I falsari spesso tentano di ricrearla artificialmente, ma raramente riescono a riprodurne la complessa e organica morfologia. Lo studio della rete di craquelure, come nel caso dei dipinti di Francesco Hayez, può rivelare informazioni sulla tecnica dell’artista e confermare la storia materiale dell’opera. Anche la patina, quel velo che il tempo deposita sulla superficie, o il naturale viraggio di alcuni pigmenti, se uniformi e coerenti, contribuiscono al fascino e al valore storico di un pezzo.
Al contrario, sollevamenti del colore, crepe instabili (“craquelure a pelle di coccodrillo”), perdite di materia pittorica, o un ingiallimento disomogeneo della vernice sono segnali di allarme. Indicano problemi di conservazione che potrebbero richiedere un restauro costoso e rischioso. La diagnostica aiuta a fare questa distinzione fondamentale. La fotografia a luce radente esalta la morfologia della craquelure, mentre l’analisi UV permette di distinguere la vernice originale da ritocchi o verniciature successive, che appaiono come macchie scure o fluorescenti. Saper leggere questi segni permette all’investitore di valutare non solo l’autenticità, ma anche la “salute” del proprio investimento e i potenziali costi futuri di manutenzione.
Ecco alcuni punti da esaminare per distinguere i segni positivi del tempo da quelli negativi:
- Uniformità della patina: Un ingiallimento o un leggero scurimento omogeneo della vernice è un segno di invecchiamento naturale e desiderabile.
- Stabilità della craquelure: Crepe sottili, fitte e stabili, che seguono la trama della tela o le venature del legno, sono tipiche di un processo organico.
- Coerenza cromatica: Leggeri e uniformi cambiamenti di tono nei pigmenti nel corso dei secoli sono normali e attestano l’età.
- Stato della vernice originale: Una vernice protettiva originale, sebbene ossidata, è un elemento storico prezioso.
- Presenza di ridipinture: Piccoli ritocchi antichi, se ben integrati, possono far parte della storia conservativa dell’opera e non necessariamente ne diminuiscono il valore.
Affrontare l’acquisto di un’opera d’arte con un approccio investigativo, armati degli strumenti che la scienza mette a disposizione, non toglie nulla alla magia e all’emozione dell’arte. Al contrario, aggiunge un livello di comprensione più profondo e protegge l’investimento da errori costosi. Per applicare concretamente questa metodologia, il prossimo passo è richiedere una due diligence scientifica mirata per la vostra prossima potenziale acquisizione.
Domande frequenti sulla verifica con le Fondazioni
Come identificare l’ente titolato per un artista?
La via più sicura è consultare il sito ufficiale dell’artista (se esistente) o contattare i dipartimenti specializzati delle principali case d’asta internazionali come Christie’s o Sotheby’s. Essi mantengono database aggiornati delle fondazioni, archivi e comitati riconosciuti a livello mondiale per ogni artista.
Un’autentica del 1980 è ancora valida oggi?
Non necessariamente e non automaticamente. I cataloghi ragionati e gli archivi vengono continuamente aggiornati sulla base di nuove scoperte. Un’opera precedentemente autenticata potrebbe essere stata declassata o espunta nelle edizioni successive. La validità per il mercato attuale è data solo dal parere dell’ente correntemente riconosciuto.
Cosa succede se la fondazione rifiuta l’opera?
Se la fondazione o il comitato competente rifiuta di includere l’opera nel catalogo ragionato o nega l’autenticazione, il suo valore sul mercato internazionale si azzera quasi completamente. Diventa praticamente invendibile attraverso i canali ufficiali e il suo status di investimento è compromesso in modo irreparabile.